Fiamme nell’impianto dell’Irminio Spa, spento da settimane per manutenzione. Vigili del Fuoco in azione fino al primo pomeriggio: scongiurato il peggio nel giacimento ormai quasi esaurito.
Un denso fumo nero e l’allarme che scatta nella vallata dell’Irminio, spezzando la tranquillità di una mattina di gennaio. L’incendio è divampato all’interno del centro di stoccaggio oli di San Paolino, situato in territorio ragusano ma a poche centinaia di metri dal confine con Scicli, nei pressi del ponte Ferrante. A prendere fuoco, per cause che sono ancora in fase di accertamento tecnico, è stato uno dei serbatoi dell’impianto petrolifero.
La risposta dei soccorsi è stata immediata. Sul posto si sono precipitate le squadre dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Ragusa, che hanno ingaggiato una battaglia contro le fiamme durata diverse ore. Gli operatori hanno lavorato incessantemente per circoscrivere il rogo e raffreddare le strutture circostanti, dichiarando la zona definitivamente in sicurezza solo intorno alle 13:00. Fortunatamente, l’incidente non ha fatto registrare feriti, complice anche lo stato operativo del sito al momento dell’evento.
Gli impianti di emungimento, infatti, non erano in funzione. I pozzi risultavano fermi già da diverse settimane in attesa di interventi di manutenzione programmata, una circostanza che ha probabilmente evitato conseguenze ben più drammatiche per l’ambiente e per la sicurezza. La concessione mineraria di San Paolino, la cui scadenza è fissata per il 2027, rappresenta un pezzo di storia industriale del territorio, insistendo su quello che è stato il più grande giacimento petrolifero di terraferma della Sicilia, oggi però in fase di avanzato esaurimento.
L’episodio riaccende inevitabilmente i riflettori sulle attività della Irminio Spa. La società, che dal 2022 ha reciso i legami societari con Eni dopo aver ceduto le quote relative ai pozzi Tresauro, gestisce attualmente anche la concessione di Buglia Sottana. Anche quest’ultimo sito, sempre nel ragusano, vive una fase di stallo: le attività estrattive sono ferme in attesa delle necessarie autorizzazioni per le operazioni di work over (manutenzione straordinaria dei pozzi). Mentre i tecnici indagano sull’origine della scintilla che ha innescato il rogo di stamani, resta alta l’attenzione sul futuro e sulla sicurezza di questi impianti che si avviano verso il tramonto del loro ciclo produttivo.
