Monterosso Almo, il borgo di pietra dove il tempo ha smesso di correre

Marco Gurrieri
3 Min Read

Viaggio nel cuore degli Iblei, tra i vicoli del quartiere Matrice e il silenzio dorato di uno dei borghi più belli d’Italia.

Arrivare a Monterosso Almo non è mai un semplice transito; è una conquista. Bisogna lasciarsi alle spalle le curve dolci dell’altopiano ibleo e accettare di salire, di puntare verso il cielo, fino a trovarsi al cospetto di un “presepe di pietra” che sembra sfidare la gravità e il tempo. Qui, a quasi 700 metri d’altezza, l’aria è diversa: è rarefatta, pungente d’inverno quando la nebbia avvolge i vicoli come un sudario, e cristallina d’estate, quando il sole fa esplodere il giallo della pietra locale.

La vocazione di Monterosso è l’attesa. Non quella passiva di chi non ha nulla da fare, ma quella solenne di chi custodisce un segreto millenario. L’anima del borgo è bipolare, divisa da una frattura invisibile ma palpabile che ne ha segnato la storia: da una parte il quartiere Matrice, l’acropoli alta, altera e silenziosa; dall’altra il Canalazzo, il cuore verace e popolare che scivola verso valle. Camminare tra queste strade significa leggere un libro di storia a cielo aperto. I palazzi nobiliari di Piazza San Giovanni, con i loro balconi in ferro battuto sorretti da mensole antropomorfe, ci osservano con la severità dell’aristocrazia di un tempo, mentre le scalinate infinite – vere arterie del paese – costringono il visitatore a rallentare, a misurare il respiro, a entrare in sintonia con il ritmo lento della montagna.

Monterosso non si concede subito. Va scoperta nel profumo del pane di casa – “u pani ri casa” – che qui è un culto, non un alimento, impastato con la semola dura di grani antichi che hanno visto passare greci, arabi e normanni. Va cercata nel silenzio assordante dei pomeriggi controra, quando l’unica voce è quella del vento che si infila tra i campanili. È un luogo di resistenza estetica, dove la modernità ha bussato ma è rimasta sull’uscio, rispettosa. Chi viene qui cerca la radice profonda della Sicilia interna: quella che non urla, ma sussurra, quella che non ha bisogno del mare per sentirsi infinita.

Share This Article
Ragusano, 52 anni, Marco Gurrieri è imprenditore. Il giornalismo è la sua grande passione, che coltiva con curiosità e attenzione per le diverse sfaccettature della realtà, mostrando interesse anche per l'economia e le nuove tecnologie. Proprio dal suo sguardo poliedrico sul mondo e dalla sua esperienza nel tessuto socio-economico trae ispirazione per analizzare e raccontare un ampio ventaglio di tematiche, dall'attualità alla cronaca, dalla cultura alle dinamiche locali e globali.
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *