L’entusiasmo per la crescita dello scalo di Catania si scontra violentemente con la realtà stagnante dell’aeroporto di Comiso, delineando un quadro a due velocità che preoccupa il territorio ibleo. La recente conferenza stampa tenuta dai vertici di Wizzair all’ombra dell’Etna ha chiarito le strategie del vettore ungherese: se per Fontanarossa si parla di potenziamento e nuovi investimenti, per il “Pio La Torre” il futuro prossimo resta avvolto in una nebbia di incertezze e silenzi che pesano più di qualsiasi annuncio mancato. Il bilancio per l’estate ormai alle porte è magro, quasi scheletrico: l’unica certezza internazionale targata Wizzair rimane il collegamento con Tirana, una rotta già collaudata grazie alla forte presenza della comunità albanese e al flusso turistico verso i Balcani, a cui si aggiunge la riconferma del volo per Lille operato da Volotea, ridotto però a una sola frequenza settimanale.
Il vero nodo critico riguarda ciò che non ci sarà. Le promesse e le aspettative dei mesi scorsi si sono infrante contro il muro del realismo economico delle compagnie aeree. Nonostante i bandi e gli incentivi messi sul piatto, è arrivata la fumata nera per collegamenti strategici che sembravano cosa fatta: non decolleranno i voli Wizzair per Katowice, né le rotte EasyJet verso Nizza e Basilea. Le compagnie, dopo aver manifestato interesse partecipando alle fasi preliminari per accedere ai contributi, hanno deciso di non firmare i contratti, lasciando scoperte destinazioni che avrebbero potuto garantire un respiro internazionale al turismo della zona.
Questa ritirata strategica solleva interrogativi inquietanti sull’effettiva appetibilità dello scalo casmeneo. Sembra che i soldi non bastino: i tre milioni di euro annui stanziati dalla Regione Siciliana e gestiti attraverso i bandi della Camera di Commercio del Sud Est non sono sufficienti a compensare i deficit strutturali del territorio. L’isolamento logistico, la mancanza di una rete viaria adeguata – con l’eterna attesa per il completamento della Ragusa-Catania – e una ricettività alberghiera ancora non pienamente sviluppata rendono Comiso una scommessa troppo rischiosa per i vettori low cost, che preferiscono scali più accessibili e redditizi.
Al momento, l’aeroporto sopravvive grazie allo zoccolo duro della continuità territoriale per Roma e Milano e alle iniziative del Libero Consorzio di Ragusa, che permetteranno l’attivazione a fine marzo delle rotte per Verona, Torino e Bologna. Per il resto, si attende con fiato sospeso l’esito del nuovo bando di gara della Camera di Commercio, al quale Wizzair ha partecipato senza però svelare le carte. La commissione è al lavoro, ma i tempi tecnici suggeriscono che, anche in caso di aggiudicazione, sarà quasi impossibile vedere nuovi voli operativi per la stagione estiva imminente. La sensazione diffusa è che, al di là dei proclami politici, Comiso resti un’infrastruttura marginale, in attesa di una scossa che tarda ad arrivare.
