L’illusione del lusso a prezzi stracciati corre veloce sui social network, trasformando le bacheche virtuali in mercati paralleli dove la legalità viene aggirata a colpi di click e condivisioni. È proprio nel vasto mare del web che i finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa hanno gettato le loro reti, portando a galla un fiorente business illecito gestito con disinvoltura imprenditoriale da due sorelle. Le donne avevano allestito una vera e propria boutique del contraffatto, sfruttando la potenza mediatica di Facebook per raggiungere una clientela vasta e fidelizzata, attratta dalla promessa di capi firmati a costi irrisori.
L’operazione, condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Pozzallo, è nata da un meticoloso monitoraggio delle piattaforme digitali, ormai nuova frontiera per il contrasto all’abusivismo commerciale. Gli investigatori si sono imbattuti in un profilo riconducibile alle due indagate, che operavano come esperte televenditrici 2.0. Il meccanismo era rodato e studiato nei minimi dettagli: le sorelle organizzavano dirette streaming per mostrare la merce, prendevano ordini in tempo reale e, per massimizzare la visibilità, avevano ideato persino un sistema di fidelizzazione basato su estrazioni a sorte. Chi condivideva i post e aumentava la platea virtuale partecipava alla vincita di regali, una strategia di marketing aggressiva che ha finito per attirare l’attenzione sbagliata.
Il culmine dell’indagine si è consumato in un garage, trasformato per l’occasione in base logistica e show-room. I militari hanno fatto irruzione nel locale, messo a disposizione da un uomo anch’egli finito nel registro degli indagati, proprio mentre era in corso una delle sessioni di vendita online. La diretta Facebook è stata bruscamente interrotta, non per un problema tecnico, ma per l’arrivo delle forze dell’ordine. Agli occhi dei finanzieri si è presentata una scena surreale: il box auto era allestito come un qualsiasi negozio fisico, con ripiani ordinati su cui facevano bella mostra di sé centinaia di articoli. Scarpe, giubbotti, cinture, pantaloni, ma anche profumi e cosmetici: un campionario completo di marchi nazionali ed esteri, tutti palesemente contraffatti e privi di qualsiasi certificazione di provenienza.
Il blitz si è concluso con il sequestro di oltre seicento pezzi, recuperati sia nel magazzino che durante le successive perquisizioni nelle residenze private delle due donne. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Ragusa ha convalidato le operazioni, confermando le ipotesi di reato che spaziano dalla ricettazione all’introduzione e commercio di prodotti con segni falsi. Tuttavia, la chiusura del canale di vendita rappresenta solo il primo tassello di un puzzle più ampio. Gli inquirenti sono ora al lavoro per ricostruire l’intera filiera, risalendo ai centri di produzione che alimentano questo mercato nero, ma anche per identificare la fitta rete di clienti che hanno acquistato la merce. Per questi ultimi, l’affare online potrebbe rivelarsi molto costoso, dato che la normativa prevede pesanti sanzioni amministrative per chi acquista prodotti contraffatti.
