1693, l’apocalisse a Monterosso: 333 anni dopo il sisma

Marco Gurrieri
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Ricostruzione storica della catastrofe che rischiò di cancellare il borgo ibleo: dai mulini distrutti alla strategia fiscale per evitare lo spopolamento.

Sono passati esattamente 333 anni da quei terribili giorni di gennaio che cambiarono per sempre la geografia e il destino della Sicilia sud-orientale. Tra il 9 e l’11 gennaio 1693, la terra tremò con una violenza inaudita, sprigionando un’energia stimata oggi in magnitudo 7.3, una potenza devastante che classifica quell’evento come il terremoto più forte mai registrato sul suolo italiano e il ventitreesimo più disastroso nella storia dell’umanità. In questo scenario di distruzione totale, che coinvolse le province di Catania, Siracusa, Enna e il Ragusano, il borgo di Monterosso Almo visse la sua ora più buia, rischiando non solo di crollare fisicamente, ma di scomparire dalle mappe demografiche dell’epoca.

La memoria di quei giorni è stata meticolosamente ricostruita attraverso i documenti d’archivio, grazie a un approfondito studio condotto dal professor Angelo Schembari. Le carte del tempo ci restituiscono l’immagine di una comunità in ginocchio, costretta a contare i danni immediati alle infrastrutture vitali per la sopravvivenza economica. Già poche settimane dopo il disastro, il 23 febbraio 1693, le autorità locali inviarono ai “Maestri Razionali”, gli alti funzionari che gestivano le finanze del Regno di Sicilia, un rapporto dettagliato. La devastazione aveva colpito duramente i molini soprano e sottano e il magazzino granario, compromettendo la capacità di approvvigionamento alimentare della popolazione superstite.

Ma il pericolo più grande per Monterosso non era solo il crollo delle pietre, bensì la fuga delle persone. Dalle ricerche storiche emerge una preoccupazione palpabile da parte del clero locale per il futuro della comunità. In una lettera datata 31 marzo 1693, il parroco descriveva uno scenario di desolazione assoluta e avanzava una proposta radicale: rifondare il paese in un’area pianeggiante, che potesse fungere da snodo commerciale. La richiesta aveva un’urgenza sociale precisa: si temeva che, senza una rapida assegnazione di nuove dimore, gli abitanti avrebbero abbandonato definitivamente le rovine per trasferirsi nella vicina Giarratana.

La concorrenza territoriale era spietata anche nel XVII secolo. Il Marchese di Giarratana, infatti, si era mosso con rapidità offrendo incentivi, aiuti ed esenzioni fiscali per attrarre nuovi residenti nella sua città in fase di ricostruzione. Il rischio che Monterosso si svuotasse a favore del feudo vicino era concreto. A questo quadro si aggiungeva la distruzione dei luoghi di culto, centri nevralgici della vita sociale. In una relazione del novembre 1694, il clero locale scriveva alle autorità che è «cascata totalmente la chiesa Matrice come anche quella di Sant’Antonio e restata in parte distrutta quella di San Giovanni riparabile con poca spesa».

L’impatto demografico fu brutale. I dati analizzati mostrano che, se nel 1681 Monterosso contava 3.340 anime, nel 1714 la popolazione era crollata a 2.210 abitanti, con una perdita secca di oltre mille unità. Per fronteggiare questa emorragia di residenti, le autorità dovettero ricorrere a misure drastiche, emanando un bando di ripopolamento che somigliava a una sorta di condono ante litteram. Per convincere gli ex cittadini a tornare e nuovi abitanti a stabilirsi lì, vennero offerte l’immunità da cause civili e criminali, oltre alla cancellazione di debiti e gabelle. Una strategia fiscale e giudiziaria spregiudicata che, tuttavia, diede i suoi frutti: nel 1747, Monterosso Almo tornò finalmente ai livelli demografici pre-sisma, completando la sua rinascita.

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Ragusano, 52 anni, Marco Gurrieri è imprenditore. Il giornalismo è la sua grande passione, che coltiva con curiosità e attenzione per le diverse sfaccettature della realtà, mostrando interesse anche per l'economia e le nuove tecnologie. Proprio dal suo sguardo poliedrico sul mondo e dalla sua esperienza nel tessuto socio-economico trae ispirazione per analizzare e raccontare un ampio ventaglio di tematiche, dall'attualità alla cronaca, dalla cultura alle dinamiche locali e globali.
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