Volontariato, svolta 2026: vale nei concorsi

Marco Gurrieri
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Rivoluzione per il Terzo Settore: dal prossimo anno l’impegno sociale si traduce in crediti universitari e titoli preferenziali per la Pubblica Amministrazione. Ecco come funziona il nuovo sistema.

Donare il proprio tempo agli altri non sarà più “solo” un gesto di generosità o un arricchimento morale, ma diventerà un vero e proprio investimento sul proprio futuro professionale e accademico. Il 2026 segnerà uno spartiacque storico per il mondo del no-profit italiano: grazie all’entrata in vigore del decreto ministeriale del 31 luglio 2025, le ore spese in attività solidali acquisiranno un peso specifico formale, trasformandosi in una “moneta” spendibile nel mercato del lavoro, nelle aule universitarie e nei concorsi pubblici.

La riforma sancisce il definitivo riconoscimento del volontariato come luogo di “apprendimento non formale”. Il principio alla base è semplice ma rivoluzionario: gestire un’emergenza, coordinare un team di soccorso o organizzare una colletta alimentare insegna competenze reali — le cosiddette soft skills — che spesso valgono quanto, se non più, di un corso teorico. Il decreto mette nero su bianco questa realtà, stabilendo che capacità come il problem solving, la comunicazione efficace, la leadership e le competenze digitali apprese “sul campo” possano essere certificate e inserite nel curriculum con il timbro di validità dello Stato.

I vantaggi pratici per i cittadini sono immediati e tangibili. Per chi ambisce a un posto fisso nella Pubblica Amministrazione, l’attestato di competenza rilasciato al termine dell’esperienza di volontariato costituirà un titolo di preferenza: a parità di punteggio in graduatoria, passerà avanti chi ha servito la comunità. Ancora più impattante è la ricaduta sul percorso accademico: gli atenei avranno la facoltà di riconoscere l’impegno sociale convertendolo in Crediti Formativi Universitari (CFU), fino a un tetto massimo di 12. Si tratta di una novità che incentiva potentemente i giovani a non chiudersi nelle biblioteche, ma a vivere la cittadinanza attiva come parte integrante del proprio corso di studi.

Tuttavia, per accedere a questi benefici non basterà un impegno sporadico. Il legislatore ha fissato paletti rigidi per garantire la serietà del percorso: la soglia minima è di 60 ore di attività svolte nell’arco di dodici mesi. Non solo: l’esperienza non potrà essere improvvisata. Ogni volontario dovrà essere inserito in un progetto personalizzato, concordato a monte con l’ente, che definisca obiettivi chiari e risultati attesi. In questo scenario, cambia radicalmente anche il ruolo degli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS. Le associazioni non saranno più semplici organizzatori di attività, ma diventeranno veri e propri “formatori”, chiamati a mettere a disposizione dei tutor esperti.

Queste figure chiave avranno il compito di affiancare il volontario, monitorarne la crescita e, alla fine del percorso, far emergere e “mettere in trasparenza” le competenze acquisite. La certificazione finale spetterà poi agli enti pubblici titolati, in un sistema a doppio livello che garantisce l’uniformità degli standard su tutto il territorio nazionale. È la fine del volontariato inteso come hobby e l’inizio di una nuova era in cui la solidarietà diventa una colonna portante del curriculum vitae.

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Ragusano, 52 anni, Marco Gurrieri è imprenditore. Il giornalismo è la sua grande passione, che coltiva con curiosità e attenzione per le diverse sfaccettature della realtà, mostrando interesse anche per l'economia e le nuove tecnologie. Proprio dal suo sguardo poliedrico sul mondo e dalla sua esperienza nel tessuto socio-economico trae ispirazione per analizzare e raccontare un ampio ventaglio di tematiche, dall'attualità alla cronaca, dalla cultura alle dinamiche locali e globali.
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